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Pubblicato da Luisa Laurelli su Sabato 25 novembre 2017

 

Pubblicato da Luisa Laurelli su Sabato 25 novembre 2017

Azione Comune per la Democrazia Paritaria

L’Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, che raccoglie oltre 50 tra Associazioni, Gruppi e Reti femminili e si prefigge l’equilibrio di genere nelle istituzioni e nei luoghi di decisione, consapevole che nella storia della Repubblica le donne si sono rivelate meno coinvolte nelle pratiche di scambio e di corruzione sempre più diffuse e che, sovente, e particolarmente nell’ultima fase, sono state vittime di   pratiche  offensive della dignità femminile, e convinto che, con la loro capacità di iniziativa e di cura, competenza e intelligenza, attenzione e  cultura esse  siano un soggetto decisivo per salvare l’Italia dal degrado e ad avviarne una rinascita, ha ritenuto positive alcune norme della legge elettorale discussa in Parlamento e detta “Rosatellum”, che vanno nel senso delle proposte dell’Accordo. Ci riferiamo, in particolare, al fatto che, sia nelle liste che tra i capilista di ciascun partito, nessun sesso possa essere presente in misura superiore al 60%, che nei collegi plurinominali con due seggi i candidati/e debbano essere un uomo e una donna, in quelli con tre seggi, due uomini e una donna oppure due donne e un uomo, in quelli con quattro seggi , tre  uomini e una donna oppure tre donne e un uomo costituisce un passo avanti. L’Accordo di Azione Comune e numerose parlamentari avevano tuttavia proposto emendamenti diretti a garantire che, sia nelle liste che nei capilista ci fosse il 50% di uomini e di donne, emendamenti che, purtroppo non sono stati recepiti.

L’Accordo fa appello alle forze politiche, affinché, nella loro autonomia, applichino il 50% e vigilerà sull’applicazione della legge.

L’Accordo, consapevole che il coinvolgimento degli elettori e delle elettrici sia fondamentale per contrastare il preoccupante astensionismo che si è manifestato nelle recenti elezioni in Sicilia e a Ostia, inviterà l’elettorato femminile a esprimere il suo voto anche sulla base delle scelte compiute dai diversi partiti in merito alla parità   tra donne e uomini.

per l’Accordo

Daniela Carlà e Marisa Rodano

Difendiamo la Casa delle Donne di Roma, “no allo sfratto del Comune”

Vergognoso che il Comune di #Roma pensi di sfrattare la Casa Internazionale delle Donne di Roma. Una realtà sociale al servizio delle Donne e di una grande comunità, da più di trent’anni. Un pezzo di storia e di memoria sociale che intendiamo difendere. Da Bari, dalla Casa delle Donne del Mediterraneo, lanciamo una petizione per una raccolta di firme per chiedere al Comune di Roma e alla sindaca Virginia Raggi di ritirare lo sfratto intimato a questa importante comunità nazionale e a trovare un accordo per garantire l’esistenza e le attività di questa importante struttura. #noicisiamo, #noncifermiamo, #ledonneresistono

Petizione

 

U D I Donne di Pace

E’ con grande soddisfazione che accogliamo la condanna a sei anni e mezzo di reclusione – più di quelli richiesti dal pubblico ministero –  e di interdizione a vita dai pubblici uffici di Luca Sarti, il carabiniere che il Tribunale di Modena ha giudicato colpevole di violenza sessuale ai danni di una giovane donna compiuta nei bagni di un noto locale in provincia di Modena.

Da questa sentenza dipendeva, al di là delle nobili questioni di diritto e di principio, la possibilità da parte di una giovane donna, nonché di una giovane studentessa, di una giovane lavoratrice e di una giovane cittadina, di riprendere in mano la propria vita, una vita brutalmente interrotta oltre cinque anni fa.

Abbiamo conosciuto il coraggio di questa ragazza perché non è affatto semplice affrontare una denuncia come questa e ancor più nei confronti di un uomo che è un tutore dell’ordine pubblico, di chi, quindi, dovrebbe garantire il rispetto delle regole e la tutela delle persone avuto proprio riguardo alla loro incolumità. Per questo proviamo nei confronti di questa giovane donna una profonda stima e la prendiamo ad esempio, promettendole – per quello che ci sarà possibile – di fare tesoro della sua storia di riscatto affinché possa essere la storia di tante altre.

Si tratta di una sentenza storica per la nostra città perché per la prima volta l’UDI di Modena, con l’avv. Donatella Baraldi, ha potuto costituirsi parte civile in un processo per stupro, dare supporto alla vittima con la presenza fisica in tribunale di molte altre donne, determinate nel ribadire che “per ogni donna offesa, siamo tutte parte lesa” e, infine, dare un segnale inequivocabile alla città: siamo tutte testimoni di violenza!

Con un atto di costituzione di parte civile di oltre quaranta pagine a sostegno delle ragioni che hanno motivato l’UDI a compiere tale scelta e dell’appassionata deposizione fatta direttamente dal banco dei testimoni, l’associazione – che rappresento – ha visto riconoscersi un danno morale e d’immagine quantificato, in via equitativa, in diecimila euro.

Preciso sin da ora che tali risorse, quando saranno conseguite, saranno opportunamente destinate a finanziare le attività dell’UDI, concentrata da oltre settant’anni sulla promozione dell’autodeterminazione femminile di cui la violenza maschile sulle donne sappiamo essere la negazione per antonomasia.

Continueremo a lavorare sulla prevenzione e sul contrasto alla violenza contro le donne al fianco delle istituzioni e delle forze dell’ordine, consapevoli che questo è il tempo di una non più rinviabile assunzione di responsabilità e capacità di risposta da parte di tutte e tutti, a partire dal mondo della scuola, della sanità, dei sindacati, delle organizzazioni imprenditoriali, artigianali, commerciali e delle associazioni del terzo settore.

#L’UDI Modena c’è.

Non chiamateli più consultori

consultori1
NON-CHIAMATELI-PIU'-CONSULTORI-2
La situazione che si è creata nei consultori è particolarmente allarmante e non si può aspettare settembre per richiamare l’attenzione di tutte le persone che in questi anni e a vario titolo si sono occupate di questi  servizi, fondamentali per le donne e per le nuove generazioni.
Nonostante gli impegno presi dalla Regione Lazio, si è aggravata una situazione che non vede alcun miglioramento nella gestione dei consultori.
Prendiamone tutti coscienza e diffondiamo.

Prima casa per madri detenute

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Aperta dal Ministro di giustizia Orlando la prima casa protetta per madri detenute con bambini in via Algeria a Roma, dentro una bellissima villa confiscata a mafiosi. Finalmente anche a Roma i bimbi potranno crescere con le loro madri detenute fuori dal carcere. Si realizza, così, dopo anni il sogno di Leda Colombini che al progetto della casa a custodia attenuata ha dedicato buona parte della sua vita.

Roma, inaugurata la Casa di Leda, la prima in Italia a ospitare le mamme detenute e i loro bambini

Le ville della discordia. Quando venne annunciato che quelle due costruzioni di via Kenya, all’Eur, sequestrate alla criminalità, erano state destinate ad accogliere le madre detenute con figli, si levò un coro di terrificanti j’accuse. E ieri in pompa magna, alla presenza della sindaca Virginia Raggi e del ministro della Giustizia Andrea Orlando, nonostante le proteste che nei mesi erano continuate, si è tenuta l’inaugurazione ufficiale. “Le mamme hanno passato la giornata a preparare un rinfresco, venite, venite”, dice la coordinatrice a presentazione terminata: e infatti ecco là, su un tavolo in giardino, dolci a cucchiaio, torte salate, tanta frutta e molto thè freddo, con loro, le mamme, che si affaccendano tutt’intorno. Le donne ospitate sono per ora quattro e quattro i loro bambini, tutti da mesi a quattro anni.

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