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Lunedì 15 Febbraio 2010 La candidata balla. Batte le mani in alto e balla a ritmo di un rap afro-francese che parla di "uguaglianza", "libertà" e "donne che combattono", mentre dietro di lei scorre per immagini la sua storia, da quando, giovanissima, aiutava le ragazze a "non morire di aborto"o marciava contro il nucleare, a quando, commissaria europea, ha percorso in lungo e largo l'Africa tra i più poveri. Storia di Emma Bonino, che si commuove, abbraccia, bacia, sostiene e si fa sostenere, nel giorno in cui "le donne", tante, davvero, questa mattina alla Sala Umberto di via della Mercede a Roma, rispondono alla sua chiamata. "Davvero non mi viene in mente un altro politico capace di gettare in avanti così il corpo, per comunicare, in modo così autentico, per dare forza", si gode la scena Lorella Zanardo, la regista del Corpo delle donne. In ricerca di modelli alternativi alle veline, una donna-politico, che finito il comizio mette al collo una sciarpa di seta gialla e comincia a ballare la canzone che qualcuno ha scelto per lei, non è male, in effetti. Contagiosa, persino. Se si potesse fare così la campagna elettorale. E perché no? "Qualcosa ci dovremo pure inventare", suggerisce la "festeggiata", chiedendo a tutte "un'ora al giorno di militanza". Manifesti alle finestre, per non imbrattare, email a amiche e amici, e quant'altro. "I colori della campagna sono il giallo e il fucsia, fate voi". In sala molte sembrava che non aspettassero altro che una causa politica così da abbracciare. Specie in questi tempi cupi. Specie adesso che "qualcosa di torbido, opaco e maledorante si aggira per il nostro paese e non ci sono nemmeno istituzioni credibili a governare il momento", dà voce a quello stato d'animo Emma Bonino, che nel giorno di San Valentino rilancia un'altra forma di amore "per il paese e per le istituzioni". "Voltiamo pagina tutti insieme", dice, alla vigilia della sua corsa per la guida della Regione Lazio. Che per le donne venute a sentirla alla Sala Umberto di Roma, evidentemente, ha qualcosa di più simbolico. Donne con i capelli grigi, "donne a cui viene tolto il futuro" perché "ancora precarie a trentadue anni", come Nadia Cerioli, ricercatrice Ispra. Campionesse, come Alessia Filippi, in videomessaggio. E poi attrici, registe, giovane imprenditrici. Si è mobilitata persino Franca Valeri, classe 1920, per la "piccola signora della grande casa". Dove la casa è il governo della cosa pubblica. "Ed Emma certo ha tutte le qualità per sapere cosa c'è nei cassetti e individuare sotto quale mobile si annida ancora la spazzatura". Ciascuna declina le sue ragioni, a destra come a sinistra. Chi, come Lidia Ravera, vota per Emma "che ha lottato per le donne, contro l'aborto clandestino, l'ipocrisia del matrimonio indissolubile, per la qualità della morte, per la laicità", assicura Lidia Ravera. E chi, come Anna Fendi, in video, "Voto Emma perché sono apartitica, mi fido della persona e preferisco non rischiare". E poi Daniela Poggi, che presenta, Dacia Maraini, Ottavia Piccolo, Simona Marchini, Irene Bignardi, Iaia Fiastri, Donatella Maiorca, Ippolita Avalli, Gemma Bracco. Chi non c'è manda un videomessaggio. Dedicato a "una donna minuta ma con tanta forza, determinazione, autorevolezza e capacità di entrare in relazione con persone che la pensano diversamente da lei", dice Anna Finocchiaro. Insomma, la volata rosa è partita. Anche se qualcuna se ne va con un po' di amaro: "Manca qualcosa", dice Silvia Costa, che, da cattolica, da qualche intervento si è sentita offesa. Eppure, con il mondo cattolico e religioso "i grandi valori, il rispetto per l'altro, l'attenzione al fragile, ci accomunano", assicura Emma, che la sua storia di femminista e radicale la rivendica tutta. Comprese le ultime battute, quelle dette ad Annozero sulla par condicio, che anche in sala fanno levare un coro di protesta. "La pensiamo diversamente, ma per favore non sono una traditrice o una venduta", dice chiedendo "rispetto". "La sfida - dice- è inventarsi qualcosa di nuovo". Una alternativa al "welfare all'italiana", quello che ricade sulle spalle delle donne. Al nucleare, che è un "modello sbagliato di sviluppo". Alla famiglia: "Che per me è nucleo di affetti che si organizza come può e a cui si deve guardare senza intromettersi nelle scelte individuali di chi cerca di volersi bene". Ai partiti: "Siamo qui per coalizzare le persone, non i partiti", recita il suo slogan, che tira giù l'applauso della platea. |
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